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Eleonora |
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21 september semplicemente peggioE’ così forse che deve andare, ritrovare il sorriso fuori per poi demolirsi dentro, tramutare in risata l’urlo di una pugnalata nel petto, tirargli dei pugni per soffocare qualsiasi rumore che possa tradire emozioni diverse da quelle che tanto faticosamente hai indossato, per compiacere gli altri, per far credere a te stesso che tutto va bene, che ormai è passato tanto tempo ed è cosa vecchia. Invece hai solo voglia di chiuderti in una stanza, tapparti le orecchie per non essere assordato dalle tue stesse urla che sentono solo le fredde pareti. E già, avete proprio ragione voi… E’ tutto passato… 16 september l'evoluzione ed io
La mia giornata da animale razionale comincia alle 10.50, per tutti i comuni e felici mortali (esseri umani ormai fuori dal contesto scolastico – che Iddio li benedica-) un’ora come tante, è vero, ma chi meglio di voi può capirmi quando dico che ogni giorno corpo e membra subiscono il processo evolutivo che ha impegnato le più vaste ere geologiche, solcate dai pigri passi di un australopithecus africanus, il quale si è lentamente trasformato in homo sapiens sapiens, nell’arco di sole 4 ore e 50 minuti, tempo che intercorre appunto dall’ora del mio risveglio (le 6 di notte) fino alle dolci 10.50, sancite dall’argentino suono di una campana un po’ stonata che preannuncia il tanto atteso quarto d’ora d’aria? Sono il miracolo della scienza, a me il Carlo Darwin fa un baffo! Ragazzi miei, so che posso ancora una volta contare sulla vostra comprensione quando vi dico che al tanto odiato suono della sveglia segue una danza scimmiesca, degna del gorilla incazzato nero a cui è appena stata rubata la femmina prescelta per il selvaggio accoppiamento in programma. Ovviamente non sono ancora abbastanza evoluta per connettere la mia rabbia al fatto che mi attendono cinque ore di spremitura di cervello, nemmeno so di possederne uno! Per questo vi spiego l’ira in un’ottica puramente basata sull’istinto primordiale degli esseri viventi (dall’invertebrato ermafrodita fino all’essere che domina la piramide alimentare), al momento non trovo spiegazioni altrettanto valide per giustificare la mia collera (notare come ancora non sono del tutto sicura del mio sesso…maschio o femmina? Bah…). Ed ecco che comincio a vagare per la casa, non so orientarmi, mi affido solo al mio olfatto, arrivo in cucina, sento odore di Nutella, ma una porta chiusa mi separa dalla crema del piacere. Che faccio? L’istinto è più forte della mia ignoranza e incompetenza: sempre strillando e danzando come il famoso gorilla provo a sfondare la porta, ma rimedio solo una gran testata. Eureka (per chi ama le citazioni)!!! Un oggetto stretto e appuntito potrebbe aiutarmi ad aprire quella porta… Sono diventata homo habilis! Ma un altro ostacolo mi blocca: il vaso di Nutella, la crema promessa, mi scruta dall’alto della mensola. Ancora una volta l’istinto sovrasta il mio limite, rappresentato ora dalla bassa statura e curva andatura. A furia di allungarmi e saltare, spinta dalla fame, mi ritrovo ad essere un homo erectus, con una fantastica colonna vertebrale e un grande stomaco tutto da riempire. Mi siedo, ora che ho superato la fase dell’homo habilis per me è uno scherzo aprire il vaso e tuffarvi la mia faccia (capitemi, non sono ancora sapiens). E si fanno le 7 di mattina. La notte è finita, è l’alba di un nuovo giorno per gli ominidi: sto piano piano scalando la catena alimentare, sto conoscendo il mondo e la natura, ma ancora non mi basta. La giungla stipata in quel lunghissimo rottame arancione dalle ruote enormi mi affascina molto più del freddo paesaggio mattutino. Decido di salirvi, è un delirio: c’è chi ancora non si è evoluto e danza in uno spazio vitale di 2x2 cm emettendo incomprensibili suoni, chi invece diligentemente e silenziosamente si dedica alla lettura di un buon libro di testo. Eh? Libro di testo? No, no, no, ora capisco dove stiamo andando, voglio scendere! Non faccio nemmeno in tempo a regredire allo stato di australopiteco che mi ritrovo seduta a un banco, davanti a me un libro, un foglio e una penna mi scrutano impassibili, nelle mie orecchie si fa strada una voce portatrice di nozioni che, senza che io me ne accorga, mi trasforma in homo sapiens, intelligente a sufficienza per capire che sono le 10 e mancano ancora ben 50 minuti all’intervallo. Che faccio ora? Mi soccorre il Brain Trainer della De Rosa, l’oggetto che rende possibile il completamento dell’evoluzione (in barba al Carlo). Passa il tempo, il mio cervello si sviluppa a vista d’occhio, tanto da far guadagnare un altro sapiens al mio nome, di cui vado già molto fiera. Che succede? Sento un suono simile a quello della sveglia di stamattina, ma questa volta non agisco per istinto: le mie tappe sono saggiamente studiate per far sì che in soli 15 minuti possa riprendermi dal e prepararmi al trauma del prezzo che dobbiamo pagare per essere migliorati e progrediti: la conoscenza forzata, nella totale e nostalgica coscienza (da buon essere razionale) che cederei il mio cervello e 20 delle mie 33 vertebre per chiudere gli occhi e sognare di aggrapparsi a liane battendosi il petto. 15 augustus non è giustoE' brutto perdere tutti i propri appoggi nel giro di poco tempo, è brutto stare male ancora, nonostante stia scrivendo dal posto più bello del mondo, meraviglioso sì, ma non abbastanza lontano per seminare quella malinconia che ormai riveste ogni cellula del mio corpo e ogni soffio della mia anima.
Non è giusto, dovrei essere felice ora, ma non ci riesco proprio, a vincere sono i soliti pensieri, ancora più caldi del sole, ancora più agitati del mare.
Non è giusto stare così, in fondo sono solo idiozie le mie, idiozie che però mi stanno straziando, lacerandomi dentro e riducendomi a brandelli.
Non è giusto guardare gli altri e vedere nei loro occhi brillant il mio riflesso spento, il mio sguardo perso nel vuoto, che sta percorrendo chilometri e chilometri per giungere sempre nello stesso punto dove ho lasciato tutto di me.
Non è giusto essere prima felici e poi tristi
Non è giusto stare male ancora
Non è giusto far fina di stare bene, sorridere e piangere dentro
Non è giusto vedere gli altri, fingere di essere felici per loro per poi maledirli tra i denti
Non è giusto che io pensi queste cose
Non è giusto che le pensi ancora
Non è giusto smettere di vivere perchè dentro si crede di essere morti
Sono una foglia ormai secca, stanca persino di essere trascinata da un rastrello.
Sono un pagliaccio che nasconde le sue lacrime
Non è giusto 04 augustus stufaNotti sole, unica compagnia quella solita melodia che dolcemente mi urla nelle orecchie quello che poi bussa prepotentemente al cuore, incessantemente mi ricorda che non c’è unità senza armonia delle parti. Sono solo una parte io, una sporca metà che ha abbandonato in quei giardini di gioia un piccolo, ma angolare frammento di sé, quel prisma che al cuore rifletteva i colori della felicità, lo stesso cuore che ora piange, dal grigio del suo cielo pompa gocce amare, lacrime che scorrono in ogni centimetro di un corpo ormai umido, consumato dai continui temporali, un corpo che arranca nel buio, che sbatte contro dure e fredde pareti, alla ricerca di quel pezzo che completerà il mio puzzle. Il sogno di ogni cuore è vibrare per i respiri che accarezzano la pelle, mani che ci guidano verso sentieri illuminati, mani che asciugano le sue lacrime. Il sogno di ogni cuore è che smetta di piovere e che, dopo una notte di tempesta, domani sia un nuovo giorno, coronato da un arcobaleno di calde sensazioni. 15 juli .....................Vedo il sole fare timidamente capolino nella stanza, attraversarla e illuminare il mio viso ancora assonnato e illuso da quei magnifici sogni che solo la notte ti può regalare. Un altro giorno comincia, chissà se sarà quello buono, quello in cui apri gli occhi, ti guardi allo specchio e vedi un sorriso stampato sul tuo volto ancora bagnato di lacrime, un fiore che cresce sulla nuda roccia. Stupida me: l’immagine riflessa è ormai la maschera di tutte le emozioni indossate, non mi riconosco più in nessun gesto che faccio. Tutto pare forzato, dettato da quell’assurda barzelletta di me, quella perfida burattinaia che manovra i fili dei miei pensieri e delle mie azioni e sciocca io che mi lascio trascinare da una mano che non è la mia. Arranco ad occhi chiusi, con estrema fatica in quel buio, forse mi fa comodo l’aiuto di una mano, perfida o benevola che sia e, abituata come sono a essere accompagnata, fatico non poco a staccarmi dai condizionamenti. Ci vorrebbe uno strattone per liberarmi da quella morsa, certo, sarà difficile poi avanzare da sola nel buio, ma ci vorrà poco ad abituarsi a procedere in compagnia della solitudine. Nemmeno la mia immagine riflessa potrà farmi compagnia, ormai assomiglia più a un’estranea che a me. Anche se un giorno dovesse tornare a sorridere, non la riconoscerei più. Non so se sia una condanna o un fluttuare di pensieri negativi, spero solo che prima o poi riuscirò a gettare queste maschere per scoprire che nulla sotto quelle terribili espressioni è cambiato e che sono pronta a mostrarmi ridendo senza più fingere di stare bene, perché sono felice veramente. Benvenuto nel mio Spaces!
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